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krupnik1503
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maurice merleau-ponty

La visione del pittore non è più sguardo su un di fuori, relazione meramente “fisico ottica” col mondo. Il mondo non è più davanti a lui per rappresentazione: è piuttosto il pittore che nasce nelle cose come per concentrazione e venuta a sé del visibile, e il quadro, infine, può rapportarsi a una qualsiasi cosa empirica solo a condizione di essere innanzitutto “autofigurativo”; può essere spettacolo di qualche cosa solo essendo “spettacolo di niente”, perforando la “pelle delle cose” per mostrare come le cose si fanno cose, e il mondo mondo. Apollinaire diceva che in un poema ci sono frasi che sembrano non essere state create, ma essersi formate. Ed Henri Michaux diveca che a volte i colori di Klee sembrano nati lentamente sulla tela, emanati da un fondo primordiale, “esalati al posto giusto” come una patina o una muffa.

da: l’occhio e lo spirito (se, 1989, tit. or. l’oeil et l’esprit)

paul klee: alter klang (suono antico) (1925)
via: davidricardo.net

paul klee: alter klang (suono antico) (1925)

via: davidricardo.net

emil cioran / samuel beckett

Per intuire quello spirito singolare e isolato che è Beckett, bisognerebbe insistere sull’espressione “tenersi in disparte”, motto silenzioso di ciascuno dei suoi istanti, su ciò che essa presuppone di solitudine e di ostinazione sotterranea, sull’essenza di un essere situato al di fuori, che prosegue un lavoro implacabile e senza fine. Di colui che tende all’illuminazione si dice, nel buddhismo, che deve essere accanito come “il topo che rosicchia una bara”. Ogni vero scrittore compie uno sforzo simile. E’ un distruttore che accresce l’esistenza, che l’arricchisce scalzandola. …

da: emil cioran, esercizi di ammirazione (adelphi, 1995)

john spinks: gone with the wind 
via: askart.com 

john spinks: gone with the wind

via: askart.com 

samuel beckett

… L’occhio che fissa severo un dettaglio del deserto si riempie di lacrime. La demente dell’abituro si affligge. Viene la notte in cui l’assente ode il mare. Solleva la sottana per andare più svelta e scopre stivaletti con bottoni e calze fino al polpaccio. Lacrime. Ultimo esempio davanti alla sua porta il lastrone che dài e dài il suo lieve peso ha consumato. Lacrime. …

da: mal visto mal detto (einaudi, 1987) 

vilhelm hammershøi: interiør (1899)
via: personal.inet.fi

vilhelm hammershøi: interiør (1899)

via: personal.inet.fi

joseph kosuth

… la validità delle proposizioni artistiche non dipende da alcun presupposto empirico, né tantomeno estetico, sulla natura delle cose. L’artista, come un analista, non è infatti direttamente interessato alle proprietà fisiche delle cose. Gli interessa soltanto il modo: 1) in cui l’arte è capace di crescita concettuale e 2) in cui le sue proposizioni sono in grado di seguire logicamente quella crescita. In altre parole, le proposizioni artistiche non sono fattuali bensì di carattere linguistico - cioè: non descrivono il comportamento di oggetti fisici e nemmeno mentali; esprimono definizioni dell’arte o le conseguenze formali di tali definizioni…

da: joseph kosuth, l’arte dopo la filosofia. il significato dell’arte concettuale (costa & nolan, 1987)

                                                                                                   joseph kosuth: titled (art as idea as idea)(1967)
via: diacenter.org

joseph kosuth: titled (art as idea as idea)(1967)

via: diacenter.org

carmelo bene

… al di qua e al di là del “prima” e “dopo della parola”, è disumano rifiuto d’esprimere alcunché, antiumanistico e antiartistico, è frantumazione del linguaggio e della storia del catasto simbolico …

da: carmelo bene, opere (bompiani, 2002) 

osvaldo licini: angelo su fondo giallo (1956)
osvaldo licini: angelo su fondo giallo (1956)
On n’aime que ce qu’on ne possède pas tout entier marcel proust
fiona dalwood: mr poonce
via: postloved.egenerica.com 

fiona dalwood: mr poonce

via: postloved.egenerica.com 

arturo martini

… La sovranità di un’arte deriva unicamente dal completo possesso dei mezzi creativi; e per mezzi creativi non s’intenda l’abilità dell’artista o i suoi strumenti di lavoro, ma il valore intrinseco di un particolare linguaggio

… In breve, sentimento e bellezza o carattere sono per l’arte vera imbonimenti; il fatto eterno è la sua sostanza

da: arturo martini, scultura lingua morta (1945) (abscondita, 2001)

arturo martini: il sogno
via: scuolanticoli.com

arturo martini: il sogno

via: scuolanticoli.com

gérard titus-carmel

… Il problema dell’immagine è tale perché mi sento obbligato a dire: questa non è un’immagine. Rappresenta delle cose particolari: bastoni, pezzi di legno, impiombature. Sono disegnate e non posso negare di averle immaginate. E’ vero, c’è un’immagine. Ma non è l’immagine che mi interessa. Mi interessa questa specie di movimento, di deriva, di temporalità senza tempo, che non esiste, ma che si ritrova nei disegni. Non mi interessa disegnare i tessuti, lo stucco, il legno. Mi interessa disegnare quello che si disegna e come lo si disegna…

dalla serie televisiva: L’aventure de l’art moderne, episodio: La nouvelle réalité, di Carlos Vilardebo, Francia, 1979